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DRS F1: come funziona e perché fa discutere

07/08/2026

DRS F1: come funziona e perché fa discutere

Il Drag Reduction System, conosciuto universalmente come DRS F1, è entrato nel regolamento della Formula 1 nel 2011 come risposta tecnica a un problema specifico: la difficoltà crescente di effettuare sorpassi in gara, resa ancora più acuta dall'aerodinamica sofisticata che rendeva le monoposto estremamente sensibili alle turbolenze generate dal veicolo che le precedeva. Da allora, il dispositivo ha attraversato quindici stagioni, sopravvivendo a revisioni regolamentari profonde, cambi generazionali di vetture e un dibattito tecnico-sportivo che, lungi dall'esaurirsi, si è fatto più articolato e meno incline alle semplificazioni nel corso del tempo.

Il funzionamento del sistema è, nella sua essenza meccanica, tutt'altro che complicato: un'ala posteriore dotata di un flap mobile che, azionato dal pilota tramite un comando al volante, si apre riducendo la superficie alare esposta al flusso d'aria e abbattendo così la resistenza aerodinamica — la cosiddetta drag — con un guadagno di velocità che, a seconda del circuito e delle condizioni atmosferiche, può oscillare tra i 10 e i 20 km/h in rettilineo. Quello che appare semplice in superficie, tuttavia, nasconde una serie di implicazioni ingegneristiche, strategiche e, soprattutto, filosofiche che dividono da anni tecnici, appassionati e addetti ai lavori.

Nel 2026, con l'entrata in vigore del nuovo ciclo regolamentare che ha ridisegnato profondamente le monoposto introducendo power unit ibride a effetto venturi potenziato, il dibattito sul DRS F1 ha acquisito una nuova urgenza: i team hanno investito mesi di sviluppo nel cercare di massimizzare l'efficacia del dispositivo in relazione alle nuove geometrie aerodinamiche, mentre la FIA ha aperto formalmente una consultazione sulla sua eventuale abolizione o trasformazione strutturale entro il 2028. Capire cosa sia il DRS, come funzioni concretamente e perché continui a generare posizioni così radicalmente opposte è oggi più rilevante che mai.

Architettura tecnica del sistema e principi fisici di funzionamento

L'ala posteriore di una monoposto di Formula 1 è progettata per generare carico aerodinamico — downforce — premendo il veicolo contro l'asfalto e migliorandone la percorrenza in curva; questa stessa funzione, tuttavia, produce una resistenza all'avanzamento che penalizza le velocità massime raggiungibili nei rettilinei. Il DRS F1 interviene proprio su questo equilibrio: azionando pneumaticamente il flap superiore dell'ala — il cosiddetto beam wing o upper flap, a seconda della configurazione — il pilota modifica l'angolo di incidenza riducendolo fino a quasi zero, abbattendo la drag generata da quella superficie di diversi punti percentuali rispetto alla configurazione chiusa.

Il sistema è composto da un attuatore pneumatico alimentato dal circuito della power unit, un meccanismo di feedback che registra la posizione del flap in tempo reale e un sensore di velocità integrato con il transponder di gara, il cui segnale viene elaborato dall'ECU standard fornita da McLaren Applied Technologies — l'unica unità di controllo omologata per tutte le scuderie. L'azionamento è consentito esclusivamente entro zone predefinite del tracciato, denominate DRS zones, individuate dagli steward della FIA sulla base di simulazioni aerodinamiche e dati storici di velocità; il pilota che insegue può attivare il sistema solo se si trova entro un secondo dal veicolo che lo precede, condizione verificata dai sensori posizionati nei detection points a monte di ciascuna zona.

Sul piano fisico, l'effetto netto dipende da variabili che i team calcolano con estrema precisione: la temperatura dell'aria — che incide sulla densità e quindi sull'entità della drag ridotta — l'assetto aerodinamico generale della vettura, la lunghezza del rettilineo e la quota altimetrica del circuito. A Monza, dove il setup è tradizionalmente scarico e le velocità di punta superano i 340 km/h, il vantaggio del DRS è relativamente contenuto in termini assoluti perché il punto di partenza è già ottimizzato per la velocità; su circuiti più carichi come Singapore o Budapest, il delta può invece risultare più marcato, modificando sensibilmente la finestra di attacco utile per un sorpasso.

Regolamentazione e gestione in gara da parte della direzione di gara

La normativa che regola il DRS F1 è contenuta nell'Appendice 4 del Technical Regulations e nel capitolo 39 dello Sporting Regulations, e la sua applicazione pratica durante il weekend di gara è affidata a una catena decisionale che coinvolge il Race Director, il Safety Car Controller e il sistema di telemetria centralizzato gestito dalla Formula 1 Management. Il DRS viene abilitato per la gara solo dopo il completamento del secondo giro — una misura introdotta per garantire che il gruppo sia sufficientemente compatto e che le condizioni di pista siano stabili — e viene sospeso automaticamente ogni volta che viene esposta la virtual safety car o la safety car fisica, con la riapertura che avviene dopo un numero definito di giri dalla ripresa effettiva delle ostilità.

La determinazione delle DRS zones è uno degli aspetti meno visibili ma più dibattuti della gestione tecnica delle gare: la FIA non segue un protocollo automatico ma valuta caso per caso, tenendo conto dell'indice di sorpassi storicamente registrato su quel tracciato, della conformazione delle curve che precedono i rettilinei designati e delle segnalazioni ricevute dai team durante le sessioni di prove libere. Nel 2024, il numero di zone attive contemporaneamente ha oscillato tra uno e tre a seconda del circuito; nel 2026, con i nuovi pacchetti aerodinamici che generano meno turbolenze ma conservano carichi complessivi paragonabili ai regolamenti precedenti, alcuni circuiti hanno visto ridurre la lunghezza delle zone per evitare effetti troppo dirompenti sui differenziali di velocità.

Impatto sulle strategie di gara e sul comportamento dei piloti

La presenza del DRS F1 ha alterato in maniera misurabile il modo in cui i piloti gestiscono la propria posizione in pista, introducendo una dimensione tattica che non esisteva prima del 2011: difendersi efficacemente all'interno di una DRS zone significa controllare la traiettoria, gestire l'uscita dalla curva precedente per ridurre il delta di velocità sul rettilineo e, in alcuni casi, scegliere consapevolmente di non attaccare prima di una zona per evitare di cedere la propria posizione di detection al rivale nelle tornate successive. Questo comportamento, noto informalmente come "DRS train", genera sequenze di giro in cui più vetture si seguono nell'ordine senza che nessuna riesca a spezzare la catena, perché ogni attacco porta alla perdita del vantaggio del sistema a favore dell'inseguitore.

Dal punto di vista ingegneristico, la gestione dell'energia nel momento dell'apertura del flap è diventata un parametro critico nelle power unit ibride: il deployment del MGU-K — il motogeneratore lato cinetico — viene sincronizzato con l'attivazione del DRS per massimizzare il picco di velocità nel punto in cui la riduzione di drag è massima, e la mappa di erogazione è oggetto di ottimizzazione specifica per ciascuna zona e ciascun tracciato. Le scuderie con maggiore sofisticazione nella gestione dell'ibrido riescono a estrarre vantaggi asimmetrici dallo stesso sistema, rendendo il DRS non soltanto uno strumento di attacco ma un vettore di differenziazione tecnica tra le squadre.

Le critiche dei puristi e le ragioni di un malcontento tecnico fondato

Le obiezioni più articolate al DRS F1 non provengono dalla nostalgia generica per una Formula 1 immaginata più pura, bensì da una critica tecnica precisa: il sistema crea sorpassi artificiali laddove un vantaggio di velocità temporaneo e artificialmente indotto sostituisce la capacità del pilota di trovare un punto di frenata migliore, una traiettoria alternativa o una finestra di attacco costruita nell'arco di più giri. L'efficacia del DRS, in certi casi, è talmente elevata da rendere il sorpasso inevitabile una volta che le vetture si trovano nelle condizioni previste dal regolamento, privando l'azione di qualsiasi componente di rischio o incertezza; ed è proprio l'incertezza — la possibilità concreta che l'attacco fallisca — a definire il valore sportivo di un sorpasso nell'esperienza degli osservatori più esigenti.

A questa critica si affianca una considerazione di ordine sistemico: avendo costruito il regolamento aerodinamico degli ultimi quindici anni intorno all'esistenza del DRS come correttivo all'effetto scia, la Formula 1 ha di fatto accettato che le vetture potessero essere progettate con livelli di carico aerodinamico che, senza tale correttivo, renderebbero i sorpassi sostanzialmente impossibili su buona parte dei circuiti del calendario. Rimuovere oggi il sistema senza una revisione radicale dell'aerodinamica delle monoposto — come quella tentata con le regole del 2022, peraltro con risultati controversi — porterebbe semplicemente a gare statiche, il che spiega perché ogni dibattito sulla sua abolizione si concluda con un rinvio sine die piuttosto che con una decisione.

Prospettive regolamentari per il DRS nel contesto del 2026 e oltre

Il ciclo regolamentare entrato in vigore nel 2026 ha introdotto vetture con un coefficiente aerodinamico complessivo ridotto rispetto alla generazione precedente, grazie a un'impostazione che privilegia il carico generato dal fondo piatto e dai canali Venturi rispetto alle appendici esterne; questa scelta, nelle simulazioni condotte dalla FIA e da Formula 1 Management, avrebbe dovuto ridurre l'impatto abrupto del DRS F1 sugli equilibri di gara, rendendo il divario tra vettura con flap aperto e vettura inseguita meno determinante. I dati delle prime gare stagionali suggeriscono che questa aspettativa sia stata confermata solo parzialmente: su alcuni circuiti il fenomeno del DRS train si è attenuato, mentre su altri l'interazione tra la riduzione di drag e i nuovi profili di deployment dell'energia ibrida ha prodotto effetti comparabili a quelli della stagione precedente.

La FIA ha reso noto che la valutazione in corso riguarda tre opzioni distinte: la conservazione del sistema nella forma attuale con aggiustamenti alle zone, l'introduzione di un sistema attivo passivo regolato non dal pilota ma da soglie di velocità automatiche — una variante denominata informalmente "passive DRS" già sperimentata in alcune serie minori — e l'abolizione graduale entro il 2028 subordinata alla verifica che il nuovo assetto aerodinamico garantisca un indice di sorpassi accettabile senza correttivi artificiali. Qualunque sia la direzione scelta, essa determinerà non soltanto le modalità dello spettacolo in pista ma anche la filosofia con cui verranno progettate le monoposto della generazione successiva, in un equilibrio tra prestazione tecnica pura e leggibilità competitiva che la Formula 1 non ha ancora trovato un modo definitivo per risolvere.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to